“Gestire il cambiamento”: Il cambiamento va gestito o accolto? 

“La società ci ha programmato a pensare che, siccome sulle prime è difficile, sta succedendo qualcosa di brutto. Che dovremmo smettere di fare quello che stiamo facendo e tornare al porto sicuro della nostra precedente normalità. Il risultato? Zero crescita ed evoluzione in questo modo di agire. Zero.”

Osservando le persone ho visto spesso la problematica di accogliere il cambiamento. Si dice infatti che il cambiamento va gestito e controllato al fine di prevedere il rischio. Ma questo ci conduce al successo o al fallimento?

Per comprendere questo aspetto dobbiamo approfondire il cambiamento. Cos’è?

Per coloro che sono più pratici il cambiamento è un’abitudine che entra a far parte della nostra vita. Ma In che senso? Il cambiamento non è al contrario assenza di abitudine?

Non credo.

Quando smettiamo di seguire una determinata abitudine iniziamo a fare qualcosa di diverso rispetto a prima, quindi il cambiamento comporta una nuova abitudine.
Robin Sharma, uno dei massimi esperti di Leadership afferma che un reale e vero cambiamento avviene solo dopo 66 giorni che abbiamo smesso di fare una determinata cosa e sostituito essa con una nuova abitudine. Se smettiamo di introdurre la nuova abitudine prima del termine di 66 giorni l’abitudine vecchia verrà nuovamente fuori e in realtà non cambiamo mai.

Ho avuto modo di sperimentare la regola dei 66 giorni nel corso della mia vita. Quando ho smesso di lavorare per diventare libera e sicura nella vita ed economicamente nei primi giorni mi comportavo esattamente come se dovessi andare nel posto di lavoro. Prendevo i mezzi pubblici allo stesso orario, mangiavo allo stesso orario e cercavo di riempire la mia giornata con compiti qualsiasi esattamente come a lavoro. Durante i due mesi dopo il termine del mio lavoro ho notato alcuni cambiamenti, ovvero cominciavo a vivere la mia giornata in modo differente. Solo al termine dei 66 giorni però ho sentito dentro di me che sarebbe impossibile tornare a fare ciò che facevo o un qualsiasi altro lavoro che non rispecchiasse l’ideale di avere la “Libertà e Sicurezza” nella vita e nell’economia.

Un cambiamento era avvenuto e le mie cellule si erano rinnovate e non riconoscevano più il vecchio modo di vivere.

Per coloro che vogliono vedere il cambiamento da un punto di vista più profondo, si può affermare che il cambiamento è rendersi conto di essere incapaci di fare ciò che facevamo prima, non andando più in risonanza con aspetti che facevano parte della nostra vita; inoltre, il cambiamento, è prefissarsi nuovi obiettivi, togliere ciò di cui non abbiamo più bisogno, lasciando entrare nella nostra vita un vento nuovo volto anche a visioni differenti e abitudini diverse. Il cambiamento però è anche impegno costante di pulirsi da vecchie abitudini per vivere una vita più libera, più in linea con noi stessi e con mondo circostante.

Riusciamo veramente a parlare del cambiamento come la base della nostra vita?

Di seguito faccio alcuni esempi per riflettere insieme a voi sul rapporto che oggi la maggior parte delle persone ha con il cambiamento:

Quando una persona smette di essere parte della propria vita, la maggior parte delle persone si scontra con l’altra persona per comunicare la propria presa di posizione. Perché?

Quando resta chiuso un negozio, le persone tendono ad agitarsi sperando di poter riaprire esattamente come prima. Perché?

In entrambi i casi le persone non vedono il cambiamento come la base della vita. La nostra esistenza è basata principalmente sul cambiamento, senza il cambiamento non andiamo da nessuna parte.

Se consideriamo anche l’attuale situazione: tante persone hanno smesso di fare ciò che facevano prima e moltissime persone non vedono l’ora di tornare a fare ciò che facevano prima. Se consideriamo però la regola dei 66 giorni le nostre cellule essendo cambiate, e così le memorie all’interno del nostro corpo e della nostra mente, molto probabilmente non andranno più in risonanza con alcune cose che facevamo prima a meno che non ci troviamo veramente un senso più profondo.

Molte analisi economiche fatte nell’ultimo periodo presentano uno scenario dove l’economia dopo (attualmente 60 giorni) la chiusura potrà riscontrare difficoltà nella sua ripresa perché molte persone proveranno la paura in diversi frangenti. Questo perché? La paura è uno stile di vita che possiamo seguire o meno ma anch’essa può diventare un’abitudine esattamente come lo può diventare il coraggio. Se negli ultimi 60 giorni abbiamo provato principalmente paura e continuiamo su questa linea allora è molto probabile che essa diventerà una nuova abitudine; se invece negli ultimi 60 giorni abbiamo trovato il coraggio di agire diversamente molto probabilmente al termine dei 66 giorni faremo le cose diversamente.  

E’ probabile che molti dopo i 66 giorni avranno paura ma è certo che dopo i 66 giorni le abitudini di tanti siano cambiate radicalmente senza alcuna possibilità di ritorno in quanto le memorie cellulari si sono ripulite.

⇒ Il cambiamento resta una base solida della nostra vita che ci permette di fare le cose in modo diverso, più giusto e più armonioso.

⇒ La nostra infrenabile voglia di tornare alle cose che facevamo un tempo è una forte resistenza al cambiamento.

⇒ Quando ci focalizziamo su ciò che facevamo e non stiamo più facendo non stiamo accogliendo il cambiamento nella sua pienezza.


L’economia, la vita personale, il rapporto con gli altri non cambia perché le persone assumono un atteggiamento sbagliato o perché provino emozioni scorrette. Tutto ciò cambia perché noi stessi siamo cambiati e perché rispettiamo l’andamento del cambiamento. Tornare a fare ciò che facevamo prima nello stesso identico modo sarebbe una forzatura interiore e il risultato è solamente l’espressione del timore del cambiamento.

Il cambiamento entro 66 giorni è inevitabile, entro quel raggio di tempo possiamo modificare qualsiasi abitudine, cambiare il modo di pensare, di agire, di desiderare e di vivere.

Se non lo vogliamo veramente però e opponiamo resistenza allora nessuno e niente cambierà mai e la nostra vita avrà una base insicura.

“Il cambiamento è la base della Libertà e della Sicurezza"

Sophia Molitor

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